M. Mauro, G. Pittella, Eurobonds: nuova strategia per la crescita
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La congiuntura economica sfavorevole e il clima di incertezza internazionale, associati alla lenta reazione dei Paesi Membri rispetto agli stimoli provenienti da Bruxelles e la pesantezza delle burocrazie nazionali, hanno determinato il rallentamento dell'economia europea. Ciò sta condizionando negativamente l'attuazione degli investimenti previsti nel quadro della Strategia di Lisbona, strategia varata con l'obiettivo espressamente dichiarato di fare dell'Unione la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010. In tale contesto di crisi l'obiettivo sembra allontanarsi e si rivela necessario rilanciare la competitività dell'Unione europea e della zona euro nel contesto internazionale, attraverso l'Introduzione di nuovi strumenti finanziari che possano dare un nuovo slancio alla crescita e alla produttività europea. Nuovi strumenti che ci permettano di colmare le lacune e superare le difficoltà attuali. L'Europa ha bisogno di una nuova partenza.
Per questo motivo abbiamo presentato una Dichiarazione scritta al Parlamento europeo dal titolo "Eurobond, nuova strategia per la crescita", con la quale chiediamo alle Istituzioni europee di dare nuovi strumenti, e quindi nuovo impulso, agli investimenti strategici europei con priorità a quelli indirizzati all'ambito della delle energie alternative, nella ricerca e sviluppo, innovazione, capitale umano, reti trans europee di trasporto, banda larga.

Uno strumento del genere avrebbe degli incontestabili vantaggi. La proposta di utilizzare gli Eurobond come strumento finanziario addizionale volto a sostenere la politica di investimenti pubblici infrastrutturali, affonda le sue radici nello storico "Piano Delors" concepito tra il 1993 e il 1994. Una proposta avanzata poi a più riprese, seppur con formulazioni differenti, dai ministri Tremonti e Padoa Schioppa. Cosa sono gli Eurobond? Si tratta di fonti addizionali di finanziamento al di fuori del bilancio degli Stati membri che possano finanziare iniziative europee di carattere strategico.
 
Innanzitutto a differenza delle altre fonti di finanziamento comunitario come la risorsa Iva, o il prodotto nazionale lordo, gli EuroBond non presentano un legame "nazionale" evidente. Caratteristica quest'ultima che li esclude dalle battaglie tra i Paesi europei sui saldi netti. Considerando che la sottoscrizione degli EuroBond è volontaria, il loro utilizzo permetterebbe di effettuare di volta in volta una sorta di "test di mercato" dell'iniziativa europea che finanziano. In pratica servirebbero anche da "cartina di tornasole" rispetto alla qualità dei progetti proposti dall'Unione europea.

Le strade percorribili per introdurre gli EuroBond, come fonte di finanziamento collegata al bilancio comunitario, sono almeno due. Si potrebbe pensare a strumenti di garanzia, simili al già esistente strumento di garanzia dei prestiti per i progetti della rete transeuropea dei trasporti  finanziato per 1 miliardo di euro da Banca europea degli Investimenti e Bilancio Europeo (al 50%), oppure a strumenti di debito veri e propri. In questa seconda ipotesi la garanzia del debito sarebbe offerta dallo stesso bilancio comunitario con la Banca Centrale Europea a fare da "controllore" dall'attività.

Per entrambe queste ipotesi non si tratterebbe di introdurre una nuova "tassa europea". Non sarebbero, infatti, i contribuenti ad essere interessati da tale operazione, ma i risparmiatori.
 
Mario Mauro Vicepresidente del Parlamento Europeo
Gianni Pittella Presidente della delegazione italiana nel Gruppo PSE
 
25 settembre 2008


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